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Secondo Test outdoor INNATA FULL PROTOTIPO istruttore MTB Gianni Garbelli

Pubblicazione integrale (senza peli sulla lingua) dei test eseguiti sul nostro prototipo FULL da un istruttore MTB che non era mai salito su una bicicletta a pedalata assistita, evidente nella sua osservazione sullo stacco del motore a 25Km/h obbligatorio per legge!

Molto competente e pignolo no ha risparmiato osservazioni anche negative, di cui terremo sicuramente conto nella produzione di serie,  sui componenti che sul prototipo non erano stati montati volutamente di particolare qualità, interessando ai ns. tecnici prevalentemente il collaudo delle geometrie e l’affidabiltà nel suo insieme.

Vi presento Gianni Garbelli.

Montagna ed esplorazione sono i denominatori comuni che contraddistinguono l’attività di Gianni.

Sia fuori che dentro, la montagna  è stata esplorata da alpinista, sci-alpinista con la propensione al ripido, ciclo alpinista, ex speleologo con una importante attività sia in Italia che all’estero.

Istruttore della Scuola Italiana di MTB, da un trentennio pratica il mountainbikeing ora All Mountain, Enuro, Freeride, sempre con spirito da esploratore sempre alla ricerca di nuovi itinerari.

Profondo conoscitore delle montagne,  percorse in lungo ed in largo alla ricerca dei migliori sentieri da percorrere in bici, al suo attivo possiamo elencare:

Due attraversate delle Alpi di cui una in solitaria.

Tours sul Bianco e del Gran Paradiso e del Gran Combin

Numerose escursioni sulle  Alpi Retiche e Dolomiti percorrendo anche fino a 5000m di dislivello gionalieri.

Ascesa sulla Sierra Nevada in Andalusia, raggiungendo  le due vette principali lungo sterrate e sentieri.

Gran Sessiere in Francia quota 3750m.

Escursioni in Sardegna, Apennino, nel Peloponneso in Slovenia e Croazia.

Lo potete incontrare in sella alla sua  inseparabile full AM-Enduro da 160 rigorosamente muscolare in giro per montagne.

 

Gianni Garbelli

Luoghi: Cima Comer (Gargnano) 21.01.2017 e Monte Maddalena (Brescia) 23.01.2017

PREMESSA

Il prototipo fornitomi da Dario Signoria di CEB S.r.l. titolari del marchio INNATA è una bi-ammortizzata da 150 mm di escursione anteriore e posteriore. Il carro posteriore è costituito da un classico parallelogramma.

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Taglia 19 (un poco grande per me)

Le ruote hanno un diametro di 27,5” e sono dotate di cerchi e coperture plus (3,0”) VITTORIA Bombolone.

La sella è montata su canotto telescopico da 100 mm di escursione.

La trasmissione  monocorona anteriore da 34 denti e di un pacco pignoni da 10 v (11-36) SHIMANO.

Motore BROSE da 250 Watt e batteria da 500 Watt.

Il test si è svolto su due percorsi AM-Enduro abbastanza impegnativi, di diversa tipologia con tracciati e terreni di varia natura.

Percorso 1, Cima Comer

Giro ad anello di Km 26 con dislivello positivo e negativo di 1300 metri.

Schermata 2017-02-03 a 15.47.29

Salita con lunghi tratti pedalati, tratti ripidi (anche molto ripidi) con fondo vario (asfalto,ciottoli, sterrato, nevoso compatto e/o crostoso, sentiero singolo con erba, terra battuta, ostacoli (gradini,sassi e radici), spesso ricoperto da un sottile strato di neve compatta e/o crostosa). Qualche breve, ripido tratto a spinta 

 

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Discesa lunga divisa in tre settori.

Primo settore: sentiero singolo nel bosco, a tratti scorrevole, a tratti tecnico con roccia ferma, radici e tornantini (presenza di sottile strato di a neve abbastanza compatto).

Secondo settore: sentiero quasi sempre doppio nel bosco con molta roccia ferma (pietre, gradini e gradoni) tratti ripidi rocciosi (un tratto molto ripido), lunghi tratti sconnessi.

Terzo settore: sentiero singolo nel bosco con tratti ripidi, terra battuta e roccia ferma con gradini, qualche gradone, passaggi obbligatori e brevi tratti di pietrame smosso.

Percorso 2, Monte Maddalena

Giro ad anello di Km 29 con dislivello positivo e negativo di circa 800 metri.

Schermata 2017-02-03 a 15.47.06

Salita: primo tratto asfalto, poi ciottoli fissi e pendenze ripide (Via S. Gaetanino).

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Successivamente lungo il percorso vita (Sentiero Gasusì) con fondo sterrato ed, a tratti, grossolanamente lastricato (presenza frequente di sottile strato di neve ghiacciata o di ghiaccio vitreo)

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Nella parte alta ho pedalato lungo il classico sentiero singolo di salita che ogni tanto incrocia la strada asfaltata, spesso ricoperto da ghiaccio.

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Nel tratto finale ho risalito il ripidissimo sentiero n°6 che sbuca sull’asfalto circa cento metri prima dello scollinamento al Cavrelle. La salita è terminata sempre su sentiero, nei pressi della chiesetta sulla sommità del Monte Maddalena.

Discesa: lungo un mix di sentieri singoli che percorrono il versante sud. Da sentieri ripidi in terra battuta e/o
pietre fisse con alcuni gradini e qualche gradone, sentieri a mezza costa con qualche su e giù e ostacoli qua e la (pietre e radici).

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Ciottoli e scalinate in pietra finale.

LE MIE OSSERVAZIONI

In pianura

A motore spento la pedalata è silenziosa ed abbastanza priva di attriti. Attivando la pedalata assistita in modalità eco (1 tacca) risulta comunque abbastanza silenzioso. In modalità 2 e 3, si avverte un fruscio lieve e la spinta che si riceve è notevole. In modalità 3 (3 tacche e massima potenza) si riescono a raggiunger i 27 Km/h dopodiché la spinta non è più efficace (si indurisce).

Il carro posteriore, a parallelogramma semplice, oscilla parecchio ma bloccando l’ammortizzatore il tutto si stabilizza bene.

In salita

A motore spento le cose cambiano radicalmente, il peso e gli attriti del mezzo si fanno notevolmente sentire ed è quasi impossibile non usare la spinta del Brose

Su asfalto con pendenza moderata (6-10%) si sale bene con l’assistenza minima (1 tacca), come una bici muscolare di 9-10 Kg in meno. Con l’assistenza massima (3 tacche) si riescono a raggiungere i 20-22 Km orari senza grande fatica (quasi come la velocità di un pro sulla bici da corsa).

Su pendenze ripide, soprattutto lastricate o sterrate il comportamento cambia.

Per mantenere l’efficienza della spinta occorre mantenere un ritmo di pedalata ed un andatura abbastanza elevati, costante e senza strappi. Un piccolo indugio e una minima interruzione della pedalata possono essere fatali (soprattutto sul molto ripido). Questo a causa delle caratteristiche della pedalata assistita ma anche del rapporto di trasmissione minimo troppo lungo. Se il terreno è minimamente sdrucciolevole, di qualsiasi natura, si perde il grip e ciò, soprattutto a causa del tipo di battistrada (ho provato diverse pressioni dell’aria nella copertura, anche basse ma non è migliorato di molto).

Sulla neve compatta, nonostante il cattivo grip dei battistrada, si riesce a salire piuttosto bene finché le pendenze non sono ripide o molto ripide. Con quest’ultime condizioni occorre una pedalata rotonda, sensibile e priva di strappi (finché il grip lo consente)

Su sentiero con fondo scorrevole, non troppo ripido, la spinta è efficace. Su sentiero misto con ostacoli e piccoli gradini (rocce o radici) occorre dosare molto bene la pedalata, ricordandosi che interrompendo anche per un attimo la pedalata si perdono istantaneamente tutti i “superpoteri”, arrestandosi bruscamente sull’ostacolo. Superare a spinta (a piedi) un ostacolo,un gradino, una sbarra, ecc,a causa dei circa 25 Kg di peso, necessita di un certo sforzo.

La posizione in sella in salita, per una bici di questo tipo mi è parsa buona e non mi ha dato problemi.

Il carro posteriore a parallelogramma semplice, in salita oscilla parecchio ma bloccando l’ammortizzatore, Come ho già anticipato il tutto si stabilizza bene. Sui suoli accidentati naturalmente non conviene bloccarlo. Il tutto potrebbe migliorare con un ammortizzatore più evoluto e sofisticato e più adatto alla tipologia di bici.

I tratti a spinta (a piedi) rappresentano una notevole criticità. Il pulsante che fa girare il motore (e i pedali) a bassa velocità è scomodissimo da tenere premuto a pollice disteso e, soprattutto sul ripido, per innescare la rotazione o si solleva la ruota posteriore o si deve dare un colpo ai pedali. Nonostante il motore è necessario spingere. In somma una faticaccia.

In discesa

La discesa nella pratica dell’ AM e dell’enduro rappresenta , ovviamente, la parte ludica. Il comportamento del mezzo (insieme all’abilità nella guida del conduttore) fa la differenza.

All’inizio della discesa dal Comer ho svuotato leggermente le gomme, alla pressione di 1.5 Bar circa per favorire l’aderenza e migliorare l’ammortizzazione.

La misura un poco grande per me, la presenza di una (anacronistica) pipa da 80 mm e l’impossibilità di abbassare ulteriormente la parte fissa del canotto telescopico della sella, hanno fatto si che in discesa il mio baricentro fosse troppo alto e troppo avanzato. Questo ha comportato non pochi problemi di guida lungo le varie tipologie di terreno (scarsa stabilità, difficoltà notevole a condurre il mezzo ed impossibilità ad assumere la posizione fuorisella, soprattutto sul ripido, sui gradoni, nello stretto e lungo i tornantini). A questo si aggiungono lo scarsissimo grip delle gomme (sia in trazione che in frenata che laterale) ed la bassa efficienza dei freni (frenano troppo poco).

Nello stretto e sui tornantini è scarsamente maneggevole ed in velocità ho fatto qualche lungo.

Il nose press si riesce a fare con un po’ di allenamento ma non con la stessa agilità della muscolare (come tante altre manovre del resto).

A causa del basso profilo dei cerchi (inadatti a questo tipo di utilizzo, come del resto le gomme) e della tipologia della spalla della copertura tubeless, a pressione relativamente bassa ho stallonato due volte le gomme (sia anteriore che posteriore) con relativo istantaneo sgonfiaggio (quasi totale) e perdita parziale di lattice (fortunatamente sono sempre riuscito a rigonfiarle bene con la pompa che avevo nello zaino).

A pressione sufficientemente alta per evitare di stallonare, le gomme saltellano non poco, rendendo ancora più difficoltosa la guida della bici.

Dopo la discesa dal Comer, nel tentativo di migliorare la posizione di discesa in bici, ho alzato di un anello il manubrio. Inoltre dopo aver tolto il canotto telescopico, ho costatato la presenza di una sbavatura interna al tubo verticale. Limatala con una lima tonda e ripassato con la stessa tutta la superficie interna del tubo, ho rimontato il canotto, riuscendo ad abbassarlo di circa 25 mm. Questo ha migliorato non poco la mia posizione sulla bici in discesa, arretrando ed abbassando il mio baricentro (l’aver alzato il manubrio non ha penalizzato troppo la posizione in salita).

La discesa dalla Maddalena è avvenuta quindi con un assetto migliore, pur permanendo tutti gli altri problemi di cui sopra più uno: l’improvvisa perdita di pressione dell’ammortizzatore posteriore che è andato istantaneamente a fondo corsa. Ciò è avvenuto all’inizio della discesa. Bloccandolo in posizione di pedalata in salita ho, in piccola parte, ovviato alla rottura (non funzionava certo bene ma almeno ho potuto continuare la discesa, completando il percorso).

CONLUSIONI

Il duplice test ha mostrato le caratteristiche positive del prototipo ma ha evidenziato molte criticità.

Il motore è potente, performante e silenzioso (non ho capito se è normale che si imballi a 27 Km/h in pianura).

La batteria ha una buona autonomia (ma quanto pesa!).

Sul Comer ho cercato di risparmiarla un po’ pur volendo provare il motore in più situazioni diverse possibili ed è rimasto un LED acceso su cinque.

In Maddalena l’ho risparmiata meno, per vedere a che velocità potevo salire ed anche in pianura ho voluto raggiungere e mantenere più volte la velocità massima possibile. Sono rimasti accesi due LED

L’efficienza della spinta a piedi del motore è limitata ed il pulsante è piccolo e scomodissimo da tener premuto col pollice. Per il resto il computerino è abbastanza pratico e funzionale, un paio di volte si è sfilato il connettore.

La geometria del telaio è buona, l’angolo di sterzo va bene, forse si può aprire ancora di mezzo grado. Il carro posteriore, a classico parallelogramma, lavora bene ma ha i limiti conosciuti (geometrie più evolute permettono comportamenti nettamente migliori, come il VPP per esempio o simili). La pipa da 80 mm è veramente troppo lunga, ormai si è consolidata la pipa cortissima o a zero mm, con l’allungamento del telaio a compensazione. Questo comporta una stabilità ed un controllo maggiore del mezzo in discesa, soprattutto in velocità, sul ripido, sullo sconnesso e sui gradoni, facilitando la maneggevolezza nello stretto. 

La pipa corta inoltre permette una posizione migliore in discesa senza la necessità di arretrare molto in fuori sella.

La parte fissa del canotto telescopico deve poter entrare tutta nel tubo verticale anche nelle taglie S ed M per permettere la giusta altezza della sella alle persone di statura bassa.

L’ammortizzatore posteriore presente sul prototipo non è adatto allo scopo (va bene su una full da cross country o da granfondo). Con un ammo adeguato e più evoluto migliora sicuramente il comportamento del carro posteriore, sia in salita che in discesa, comunque porterei l’escursione a 160 mm (è la misura standard di questa tipologia di e-bike presente sul mercato)

La forcella non mi ha impressionato forse va bene per un allestimento di base. 150 mm sono pochi per questa bici e propenderei decisamente per una 160 o anche 170.

Aumentando le escursioni ci si diverte di più in discesa e con la potenza del motore, in salita non si noterebbero penalizzazioni.

Il peso e la tipologia della bici necessitano di freni potenti e performanti. Quelli presenti sono assolutamente insufficienti anche per un allestimento di base (non basta aumentare il diametro dei dischi da 180 a 200mm).

Il rapporto minimo è risultato troppo lungo per un utilizzo AM (potrebbe andar bene per un allestimento da gara di enduro, dove le salite son sempre molto pedalabili mentre occorre spesso poter spingere in discesa o su falsopiano). Opterei per un monocorona anteriore da 28-30 denti ed un cambio a 11 velocità, 10-42 o a 12 v, 10-50 (la catena non cambia). Valuterei di montare un cambio più robusto possibile, visto che la cambiata col motore è decisamente più secca.

Le ruote sono assolutamente inadeguate per questa tipologia di bici. I cerchi hanno un profilo basso e favoriscono lo stallonamento dei tubeless, inoltre devono essere sufficientemente robusti. Le gomme non hanno nessun tipo di grip (vanno bene per un uso molto, molto tranquillo). E’ necessario montare gomme più grippanti con spalla rinforzata.

I molteplici cavi sono tutti a vista. Per un prototipo non è un problema ma sul telaio definitivo, per una questione estetica soprattutto ma anche funzionale e protettiva, secondo me sarebbe meglio fossero a scomparsa, all’interno dei tubi.

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